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Lino Miccichè, mio padre. Una visione del mondo.

Pubblicato il 1 settembre 2013 da Simone Isola

VOTO:

Lino Miccichè, mio padre. Una visione del mondo.

Fare un film sul proprio padre è un viaggio. Il mio è iniziato quando lui era ancora in vita e forse non è ancora terminato

Non è facile realizzare un film sul proprio padre. C’è il rischio di condizionare il racconto con fattori emozionali, di inserire i fatti in una cornice strettamente familiare. Rischi che il documentario di Francesco Miccichè scansa con facilità, con scelte convincenti, oneste, evidenziate dal titolo stesso del film. Lino Miccichè è suo padre, è vero, un critico tra i più seguiti nella storia del cinema italiano, ma è anche altre cose: prima tra tutte una ben precisa visione del mondo. Non a caso il racconto non segue linearmente la sua vita, ma procede attraverso tappe cruciali della storia del cinema italiano: la lotta per non inserire gli spot pubblicitari all’interno dei film trasmessi in tv e le conseguenti dimissioni da redattore dell’Avanti!; la realizzazione con Lino Del Fra e Cecilia Mangini dello storico film documentario All’armi siam fascisti; l’istituzione della Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro e della Settimana della Critica alla Mostra del Cinema di Venezia; l’insegnamento del cinema nelle università e la seguente creazione della Consulta Universitaria del Cinema; il lavoro di critico in tv al TG3; la presidenza della Biennale di Venezia e del Centro Sperimentale di Cinematografia. Per finire con la battaglia (persa) per l’insegnamento dell’audiovisivo nelle scuole medie e nel licei. Momenti nei quali Miccichè è presente con la sua forte personalità intellettuale, la sua idea di cambiamento come trasformazione di una società e non come la sua distruzione. Un racconto incorniciato dalle acque del fiume Tevere che accarezzano l’isola Tiberina, l’ultimo luogo di vita di Lino Miccichè e dove suo figlio, con voce sommessa, mai tradita dall’emozione, ne traccia un ritratto preciso e allo stesso tempo originale. I testimoni che si susseguono iniziano i loro interventi con le parole “tuo padre”, come a segnare il carattere filiale della ricerca, affettuosa e appassionante. La vita di un uomo si trasforma così nel percorso di una generazione che ha fatto della “battaglia per le idee” una ragione di vita e che la Storia stessa ne ha frustrato ideali e prospettive. Il loro obiettivo era interpretare il presente ma soprattutto immaginare un futuro e tentare di realizzarlo: un obiettivo che indubbiamente non è stato centrato. E questa onestà di fondo è uno dei punti di forza del film. “Il paese che noi sognavamo, che noi volevamo non c’è stato. Non c’è”, afferma mestamente Argentieri. E allora cosa rimane di figure come quella di Lino Miccicchè? Sicuramente una lezione di passione civile per la cultura che da sola giustifica l’esistenza di un uomo. Resta tuttavia il rimpianto, per chi scrive, di non aver partecipato ad una stagione così ricca di contraddizioni, di idee, di lotte. Rileggere il passato non può che costituire un punto di partenza per nuove attività, per un recupero di un’ideologia che è sinonimo di impegno culturale e una visione del mondo non neutra, ma partecipe, viva, applicata in una realtà profondamente contraddittoria come è quella contemporanea.


CAST & CREDITS

Regia: Francesco Miccichè; fotografia: Gioacchino Castiglione; montaggio: Francesco Miccichè; musica: Francesco Cerasi, Giancarlo Russo, Fernando Alba; produzione: Micci film; durata: 83’.


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