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MARAT-SADE

Pubblicato il 22 gennaio 2005 da Alessandro Borri


MARAT-SADE

L’idea apparentemente bizzarra al centro del Marat-Sade secondo Walter Le Moli è quella di accordare le declamazioni del testo di Peter Weiss (a lungo identificato con la messa in scena d’epoca di Peter Brook) sulle accelerazioni e le decelerazioni ritmiche delle Quattro stagioni vivaldiane, eseguite dal vivo. Le perorazioni furiose e/o estraniate, le reiterazioni di tono alla Giovanni Lindo Ferretti, restituite dalla selva di microfoni calati dall’alto, trovano spazio e senso nelle escursioni dinamiche dei più proverbiali archi di tutto il Barocco. Suggestione puramente agogica, ché non sembra di rintracciare altre analogie possibili tra la Venezia seicentesca del prete rosso e la postuma rievocazione sadiana della sarabanda rivoluzionaria. Weiss, col suo brechtianesimo artaudiano, come il Büchner della Morte di Danton vede nella Rivoluzione un impareggiabile campo di forze ideologiche ed energetiche. Nell’agone di Charenton, intorno alla vasca di Marat assisa al centro, si officia una cerimonia in cui la Ragione complotta col Terrore, e il Terrore si confronta con la Follia. Un rito composito che include, nella rappresentazione delle visite di Charlotte Corday al tribuno a mollo, le improvvise afonie e gli scatti inconsulti dei suoi attori matti, nonché gli interventi di censura in diretta, periodici richiami all’ordine di un Potere che assiste, controlla, concede e reprime. Mentre Sade e Marat, a diverso titolo relitti di un’epoca che non c’è più, disquisiscono, patetici e titanici, di idee sconfitte e sepolte nelle catacombe della Storia.

[gennaio 2005]

Cast & credits:

La persecuzione e l’assassinio di Jean-Paul Marat rappresentati dai ricoverati del manicomio di Charenton sotto la guida del marchese di Sade Di Peter Weiss traduzione: Ippolito Pizzetti

Regia: Walter Le Moli; musica: Le quattro stagioni di Antonio Vivaldi eseguite dall’orchestra Europa galante, direttore Fabio Biondi; luci: Claudio Coloretti; scenografia: Tiziano Santi; costumi: Nullo Ricchetti; produzione: Teatro Stabile di Torino, Teatro di Roma, Fondazione Teatro Due di Parma; in scena: Teatro Argentina, Roma, dall’11 al 22 gennaio.


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