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UNA LUNGA DOMENICA DI PASSIONI

Pubblicato il 20 febbraio 2005 da Marino Galdiero


UNA LUNGA DOMENICA DI PASSIONI

Il mondo di Jeunet è uno scrigno di giochi ed emozioni romantiche, di cui Amélie in passato, ed oggi Mathilde, sono le fedeli custodi. Solo che questa volta, il regista francese, con il contributo economico pesante della Warner, sposta il suo sguardo dal tempo indefinito del suo precedente lavoro, ad un tempo storico: la guerra del 1914-1918 e la Parigi degli anni Venti. Cerca di raccontare, secondo un procedimento consueto, la piccola storia nella grande Storia. Mettendo da una parte la barbarie della guerra di trincea, con cinque uomini condannati dalla corte marziale e mandati a morire nella terra di nessuno tra il fronte francese e quello tedesco. Dall’altra Mathilde, fidanzata di Manech, uno dei condannati, che non vuol credere alla sua morte e che per questo intraprende una lunga ricerca. Contro ogni ragionevolezza, Mathilde non accetta la fine di Manech, sente dentro di lei un filo sottile, quello dell’amore, che le dà la certezza incrollabile di ritrovarlo ancora in vita. Con questa fede nell’incredibile le si apre intorno una meravigliosa combinazione di personaggi e scenari - quasi fossimo con “Alice nel paese delle meraviglie” - fuori dal comune: un misto di grottesco e poesia. Sono delle figure leggere, delle ombre cinesi, dei disegni animati dotati di un’anima ma di poca carne, a dispetto delle passioni del titolo in italiano. Prevale il sentimento nella sua impalpabilità, nella sua dimensione assoluta, priva di un riferimento oggettuale. Al tempo stesso le immagini sono sature di colori (riferimenti in proposito vengono dal lavoro visuale fatto da Gordon Willis nel Padrino e dal pittore brasiliano Juarez Machado) e di musica (il motivo scritto dal lynchiano Angelo Badalamenti), così ricche da offuscare quella leggerezza di cui Mathilde si fa interprete. Ma una certa pesantezza si insinua malevola anche al livello della narrazione, con l’intreccio costruito sulla moltiplicazione dei punti di vista, ognuno con una sua versione dei fatti che finisce per ritardare di troppo la soluzione del mistero. Le scene di guerra, quelle in trincea (una citazione di Orizzonti di gloria di Kubrick), con una luce maggiormente contrastata, tesa a rendere le uniformi bagnate, l’odore del fango, e delle incerate gocciolanti, sono il luogo dove dovrebbe precipitare il senso del film: la morte contro cui combatte l’amore di Mathilde. Però il tutto rimane irrisolto. Segue la rotta del sentimentalismo, di una fede vuota di sostanza e di reale sofferenza. Insomma una bella confezione, ma con poco pensiero.

[14 febbraio]

Regia: Jean-Pierre Jeunet sceneggiatura: Jean-Pierre Jeunet Guillaume Laurant fotografia: Bruno Delbonnel montaggio: Herve Schneid musiche: Angelo Badalamenti interpreti: Audrey Tautou, Gaspard Ulliel, Jean-Pierre Becker, Dominique Bettenfeld, Clovis Cornillac, Marion Cotillard, Jean-Pierre Darroussin, Julie Depardieu, Jean-Claude Dreyfus, Andre Dussollier produzione:2003 Productions e Warner Bros distribuzione: Warner Bros

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