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La Folie Almayer

Pubblicato il 15 settembre 2011 da Giovanna Branca


La Folie Almayer

Come in tutte le storie di Conrad, protagonisti sono i flutti. Il fiume, il mare, sono i luoghi in cui le persone scoprono se stesse e la vera pasta di cui sono fatte. Storie di marinai (quale era lo stesso Conrad), di uomini di mare. Incuriosisce quindi la scelta della regista belga Chantal Akerman di basare il suo La Folie Almayer proprio sul primo romanzo dell’autore polacco trapiantato in Inghilterra.
Come si sarà rapportata l’autrice di Jeanne Dielman, 23 Quai du Commerce, 1080 Bruxelles all’opera d’esordio di un autore che per tematiche virili era secondo solo ad Hemingway?
Tutto il film verte sull’incrocio delle prospettive di Kaspar Almayer, mercante trasferitosi nella giungla del Borneo con l’illusione di trovarvi un tesoro, e della figlia meticcia di lui, Nina, educata da occidentale contro la sua volontà. Se già nel romanzo il rapporto padre-figlia era fondamentale, Akerman ne fa il nucleo portante della sua storia, luogo privilegiato da cui osservare gli effetti e le storture del colonialismo. A differenza del libro, scritto alla fine dell’Ottocento, il film è ambientato negli anni ’50 del Novecento, in una fase diversa dell’avventura coloniale, in cui era già possibile rendersi conto delle conseguenze che l’impresa degli uomini bianchi ha avuto sui teatri della loro conquista.
Nina incarna nella sua persona le aporie del colonialismo: educata come una bianca in quanto figlia di un Europeo - che non ha altro sogno che riportarla in Europa da gran signora – è al contempo respinta dal mondo occidentale del collegio in cui è rinchiusa ad imparare declinazioni latine; mentre la madre malese vorrebbe recidere in lei ogni rapporto col mondo dei bianchi.
Kaspar incarna invece l’avidità del cacciatore di tesori in terre straniere, consumato dalla perenne frustrazione dei suoi sogni e dalla condizione di prigioniero in cui si trova a vivere in un mondo che disprezza e non capisce. Ceco davanti ai reali desideri della figlia, desideroso solo di annullare la sua alterità per poterla veramente amare, non potrà infine che perderla. Nel romanzo per un principe malese, Dain, che si trasforma nel film in un ambiguo contrabbandiere. Chantal Akerman mantiene la centralità che per il romanziere hanno il mare e i fiumi, facendone il simbolo del labirinto di incomprensione in cui Kaspar è imprigionato e delle barriere tra identità diverse che Nina si trova a dover attraversare. La bellissima fotografia del film si concentra proprio su questi paesaggi acquosi, in lunghi piani sequenza che non fanno nessuno sconto allo spettatore, posto di fronte ad una bellezza che già contiene i germi dell’orrore che un giorno partorirà il colonnello Kurtz.


CAST & CREDITS

(La Folie Almayer) Regia: Chantal Akerman; sceneggiatura: Chantal Akerman (tratto da Almayer Folly di Joseph Conrad); montaggio: Claire Atherton; musica: Steve Dzialowski; interpreti: Stanislas Merhar (Almayer), Marc Barbè (Lindgard), Aurora Marion (Nina); produzione: Liaison Cinematographique, Paradise Films; origine: Francia, Belgio; durata: 127’.


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