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The green inferno

Pubblicato il 13 novembre 2013 da Nicola Lazzerotti

VOTO:

The green inferno

C’è qualcosa di sottilmente squisito in questo The Green Inferno. Tralasciando i momenti più propriamente voyeuristici del film, in cui sono mostrati, ma sarebbe più corretto dire ostentati, i soliti, per il cinema di Roth, squartamenti e le solite mutilazioni corporali. Il film riesce a portare avanti un discorso sottinteso sostanzialmente originale e attento. Compreso che lo slasher-movie è per l’autore lo strumento dialettico prediletto per toccare le corde del suo pubblico e che i suoi film sono delle attente metafore critiche di una società contemporanea, di cui illustra, con attenta e precisa lucidità, le deviazioni e le ipocrisie. Ci si rende subito conto che il materiale trattato che si sta osservando è più profondo e meno convenzionale di quello che può superficialmente apparire.
Non è, infatti, presente nel film un banale discorso morale sul rapporto uomo-natura, ne alcuna posizione ecologista sull’ingerenza delle industrie energetiche sul disboscamento dell’Amazzonia e sullo sterminio di popolazioni indigene. Il regista vuole in qualche modo “sporcarsi le mani” e vuole che il pubblico lo segua in questo. La natura per il regista non è buona ne cattiva, e come lei non lo sono i cannibali che popolano i territori in cui precipitano gli ignari protagonisti. Al contrario mette difronte allo spettatore tutti quei luoghi comuni che abbondano nel terreno dell’attivismo più o meo impegnato. Gli attivisti: Hipster metropolitani figli della borghesia newyorkese, studenti della Columbia, o del NYU o di qualsiasi rinomata università americana; sono il vero corpo molle della gioventù americana. Come i tanti ragazzi che affollano i film di Roth, sono deboli, impreparati e increduli, ciechi difronte ai fatti e agli avvenimenti, e per questo incapaci di affrontarli. Roth è severo nel giudizio, sono arroganti, come arrogante è la cultura di cui sono i portatori. Credono di comprendere i fatti, conoscendone solo alcuni parziali elementi, e per questo loro peccato e per questo devono essere puniti. Il tutto con sana leggerezza ed è, tutto sommato, l’elemento più rilevante. Non c’è alcuna volontà pedagogica, per fortuna, ma solo un sano punto di vista morale su alcuni pessimi atteggiamenti, che troppo spesso dominano le giovani e impertinenti culture popolari della società occidentale.
Non banale il finale che rispecchia a pieno il senso più profondo del film, il cui riflesso è la scelta morale della protagonista rispetto agli eventi accaduti. Ormai consapevole dei “fatti della vita” assume finalmente un atteggiamento maturo e adulto. In sintesi, potremmo definire questo film una sorta “romanzo di formazione”.
A tutto questo si aggiungono, com’è facile attendersi, le passioni più personali del regista per il genere cannibal italiano. Questo The Green Inferno è, infatti, anche il nome di uno dei capitoli di Cannibal Holocaust, il film di Ruggero Deodato di cui è un evidente omaggio.


CAST & CREDITS

(id.); Regia: Eli Roth; sceneggiatura:Guillermo Amoedo, Nicolás López (non accreditato), Eli Roth; fotografia: Antonio Quercia; montaggio: Ernesto Díaz Espinoza; musica: Manuel Riveiro; interpreti: Lorenza Izzo (Justine), Ariel Levy (Alejandro), Daryl Sabara (Nick), Kirby Bliss Blanton (Amy); produzione: Worldview Entertainment; distribuzione: Koch Media; origine: U.S.A., 2013; durata: 103’


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