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Festa del Cinema di Roma 2007 - Fugitive pieces - Concorso

Pubblicato il 21 ottobre 2007 da Sila Berruti


Festa del Cinema di Roma 2007 - Fugitive pieces - Concorso

Perché? È la domanda giusta da porsi alla fine di Fugitive pieces. Come mai Jeremy Podeswa ha sentito la necessità di adattare per il cinema il romanzo di Anna Michaels?
La tragedia recente della Shoah e della deportazione di milioni di ebrei è ancora uno dei temi più trattati dalla cinematografia. La necessità di ricordare è, putroppo, resa attuale da alcuni fatti di cronaca proprio di questi giorni che vedono pericolose teorie antisemitiche farsi avanti con maggiore forza e successo rispetto al passato.
I fanatici che si recano nei campi di sterminio ad onorare non i morti di stenti e violenze, ma le ceneri di un regime scomparso ci inquietano e ci mettono in allarme sulla necessità di trovare un modo nuovo che ci permetta di “non dimenticare”, non solo questo ma tutti i genocidi del passato e quelli del presente.
Sarebbe, quindi da salutare con calore un film che riapre la questione e, anzi, affronta il tema meno abusato del rimorso di coloro che sono sopravvissuti. Eppure nonostante l’intenzione di adottare un punto di vista diverso, Fugitive pieces risulta privo di ogni originalità e interesse.
Si direbbe che il regista non ha fatto nessuno sforzo per raccontare diversamente quello che altri hanno raccontato molte volte, spesso con più passione o semplicemente con più mestiere. La storia di un uomo che porta dentro di sé il passato, il presente e il futuro del suo popolo, l’introspezione nell’animo tormentato di Jacob bambino che ha visto deportare e uccidere la sua famiglia e poi adulto (interpretato da un bravissimo Robbie Kay) incapace di lasciare andare i fantasmi del passato, si riduce in una serie di abbastanza prevedibili flashback. I cliché e i luoghi comuni si sprecano e il finale inutilmente e crudelmente tragico.
A nulla vale il tentativo del regista di farci credere che il suo intento è quello di mostrare come e quanto le nuove generazioni sappiano affrontare il peso di questo passato, come e quanto sapranno comprenderlo e farsene testimoni.
Per raccontare l’orrore non bisogna necessariamente disgustare lo spettatore così, spesso, non è necessario farlo soffrire per riuscire a fargli comprendere il dolore altrui. Podeswa ci lascia schiavi di una narrazione priva di poesia, di un film che ripete altri film, di personaggi costruiti sull’ombra di altri personaggi.
Il risultato è un film scontato, banale dal finale prevedibilissimo.
Dal secondo dopo guerra la necessità di ricordare e tramandare necessità si è fatta più impellente nel tentativo di cercare un antidoto che impedisca agli orrori del passato di essere dimenticati e agli uomini di generarne di nuovi. Il dolore di coloro che si sono fatti portatori di questo compito è facilmente intuibile. Costretti ad una vita di eterno peregrinare, condannati a riaprire ogni volta dolorosissime ferite, i sopravvissuti allo sterminio si sono fatti carico di un compito che ci ha permesso di ricostruire gli orrori di una storia che altrimenti sarebbe andata in buona parte persa. Si sono improvvisati studiosi, ricercatori nel tentativo di ripercorrere il viaggio fatto dai loro cari e la sofferenza è spesso tanto grande che molti, schiavi del rimorso per essere stati risparmiati, si sono tolti a vita anche in età molto avanzata.
Tutto questo scompare nel film, il rispetto per il dolore altrui si trasforma nel mero tentativo catturare il pubblico attraverso un facile pietismo, una serie infinita di luoghi comuni che lasciano disgustati e un po’ sfiduciati: il cinema contemporaneo non è dunque capace di conservare e tramandare queste inestimabili memorie e allo stesso tempo attualizzarle e renderle condivisibili? Jeremy Podeswa con questo film non ci è certo riuscito.


CAST & CREDITS

(Fuggitive piece) Regia: Jeremi Podeswa; soggetto: tratto da un romanzo di Anna Michaels; sceneggiatura: Jeremy Podeswa; fotografia: Gregory Middleton; montaggio: Wiebke von Carolsfeld; musica: Nikos Kypourgos; scenografia: Matthew Davies; costumi:Anne Dixon ; interpreti: Stephen Dillane (Jakob), Rade Sherbedgia (Athos), Rosamund Pike (Alex), Ayelet Zurer (Michaela), Robbie Kay (Jakob da giovane), Ed Stoppard (Ben); produzione: Robert Lantos; distribuzione internazionale: Maximum Films International; origine: Canada,Grecia, 2007; durata: 104’.


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